Venezia 2. The Great Buster.

Eravamo già pronti a decretarlo come miglior film della Mostra, ma non è così: “The Great Buster. A Celebration” è comunque una gioia per gli occhi e per il cervello, perché anche poche sequenze dei capolavori di Buster Keaton umiliano qualunque “cosa” girata oggi. In più c’è la firma di Peter Bogdanovich, che dovrebbe essere una garanzia. Invece bisogna ammettere che il documentario, pur di piacevolissima visione, è una mezza delusione. Per vari motivi.

peter

Il primo: anche Bogdanovich, che pure ha realizzato meravigliosi documentari su John Ford e su Orson Welles, si adatta qui alla formula imperante dei documentari americani sul cinema. Il montaggio è frenetico e le testimonianze – di persone che hanno conosciuto Keaton e di cineasti che lo raccontano da fans – sono sempre iper-spezzettate, nessuno parla per più di 30 secondi di fila. Ed è un peccato vedere interviste anche interessanti (e sicuramente complesse da organizzare) con registi del calibro di Quentin Tarantino o di Werner Herzog trasformate in uno spezzatino. Il secondo: dal punto di vista della ricostruzione storica il film non aggiunge molto al vecchio “A Hard Act to Follow”, realizzato anni fa dallo storico britannico Kevin Brownlow e a suo tempo distribuito in homevideo, in Italia, dalla Cineteca di Bologna. Spesso gli spezzoni usati da Bogdanovich sono gli stessi di Brownlow, e per un “keatoniano” esperto il film aggiunge poco a quel che già si sapeva. Il terzo: in modo abbastanza inspiegabile per una produzione così importante, Bogdanovich monta anche estratti dai film di Keaton di pessima qualità visiva, il che è doppiamente strano se si pensa che l’opera omnia di Keaton è in corso di restauro sempre presso la Cineteca bolognese, nel laboratorio “L’immagine ritrovata”. Bisogna aggiungere che la struttura del documentario è strana: per 70 minuti si procede in ordine cronologico, dagli esordi di un Keaton ancora bambino fino alla morte, poi nell’ultima mezz’ora ci si dedica all’analisi (abbastanza frettolosa) di alcuni classici addirittura riproponendo sequenze già viste nella prima parte.

Bogdanovich ci mette la voce e la faccia: è lui il narratore, e all’inizio lo si vede all’incirca trentenne in uno show televisivo dove si parla di Keaton già molti anni fa. Erano i tempi in cui Bogdanovich, come cronista di “Esquire” e di altre riviste e come regista emergente, si candidava a diventare la memoria vivente della vecchia Hollywood. È un ruolo che nessuno gli potrà mai togliere: il suo apporto alla conoscenza del cinema americano classico, attraverso le sue numerose interviste e i suoi splendidi reportage e documentari, è inestimabile. La parte più interessante di “The Great Buster. A Celebration” è, non tanto paradossalmente, quella sulla vecchiaia di Keaton. I suoi capolavori degli anni ’20 sono noti e celebrati, anche se è sempre giusto spolverarli per le nuove generazioni; meno noto è ciò che ha fatto da anziano, dopo aver superato l’alcolismo e la depressione che lo colsero negli anni ’30 per problemi sia artistici (il contratto capestro con la MGM che gli tolse ogni libertà espressiva) sia personali (la fine, molto amara, del matrimonio con Constance Talmadge). Bogdanovich ci mostra, ad esempio, una lunga serie di pubblicità (noi li avremmo chiamati, allora, “caroselli”) che Keaton girò negli anni ’50 e ’60: lavori “alimentari”, certo, ma anche preziosi sketch nei quali spesso il genio comico ritrova il talento passato.

buster venezia

Si vedono, nel film, le immagini di Keaton a Venezia nel ’65, quando ricevette un’interminabile ovazione che lo commosse. Si sorvola sul famoso “Film” (si intitolava proprio così) girato con Samuel Beckett in quegli stessi anni ’60. E come sempre quando a parlare di lui sono gli americani, non si cita “Due marines e un generale”, il film italiano di Luigi Scattini in cui il grande comico del muto interagì – spesso in modo intelligente e spassoso – con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Un film che, nel nome di Keaton e dei due siciliani, andrebbe riscoperto e rivalutato.

marines

 

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