Venezia 3. Memorie: “Friedkin Uncut”

Il film inizia e finisce con Bill che si beve una tazza di caffè cantandone le lodi. In mezzo c’è la storia del grande cinema americano, quello che negli anni ’70 ha formato la nostra generazione e ha cambiato il modo di raccontare storie e di condividere un immaginario. C’è il cinema di William Friedkin, magnificamente sviscerato nel documentario “Friedkin Uncut” passato in competizione a Venezia Classici. Preferisco dichiarare subito che il regista è un mio amico, Francesco Zippel: lavora con me alla selezione della Festa del Cinema di Roma e la sua compagna Federica Paniccia ha coraggiosamente prodotto il film. Ma sono sicuro che l’amicizia non ottunde il mio giudizio, perché quando in un documentario non solo c’è “l’oggetto” del documentario stesso che si confessa a 360 gradi, ma ci sono testimonianze di Francis Coppola, Phil Kaufman, Wes Anderson, Walter Hill, William Petersen, Willem Dafoe, Quentin Tarantino, Ellen Burstyn… e sicuramente ne dimentico qualcuno, vuol dire che il lavoro è stato fatto a regola d’arte. E aggiungo subito una cosa: a differenza che in “The Great Buster” di Bogdanovich, del quale vi riferivo ieri, qui le interviste sono montate senza frenesia, si consente ai testimoni di arrivare in fondo al ragionamento senza fare le corse. Questo è un documentario critico, oltre che aneddotico, che d’ora in poi sarà imprescindibile per chiunque voglia analizzare il cinema di Friedkin – oltre a sapere un sacco di storie curiose su di lui.

Un esempio? Friedkin ha indiscutibilmente girato alcune delle scene di inseguimento più pazzesche della storia, a cominciare dal “Braccio violento della legge” fino a “Vivere e morire a Los Angeles”. Sapere che tutto ciò che si vede nel “Braccio violento” è successo davvero, senza fermare il traffico di Brooklyn, con Friedkin a bordo dell’auto, è impressionante. Qui sotto vedete un’immagine di quella scena.

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Anche sentirla lodare da Walter Hill, uno dei pochi che in “Driver” (con la “erre”, niente confusioni con Winding Refn, per favore!) è stato all’altezza di quel modello, è bello. Ma poi tocca a Friedkin parlarne e il suo parere è illuminante. “Who’s the best director of chasing sequences?”, chi è il miglior regista di inseguimenti? Pausa ad effetto… “Buster Keaton!”. E aggiunge: “Nessuno ha eguagliato Buster Keaton nella maestria nel girare scene di quel tipo”. Ed effettivamente basta ripensare al mitico finale di “Seven Chances”, quando Buster è inseguito da centinaia di donne che vogliono sposarlo (perché è ricco…) per essere d’accordo.

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Nel documentario, Friedkin rievoca con grande disponibilità le circostanze – spesso rocambolesche – nelle quali ha girato classici come “Il braccio violento della legge”, “L’esorcista”, “Sorcerer” (il suo capolavoro misconosciuto), “Cruising” (a proposito del quale confessa candidamente di essere stato, all’epoca, amico di un boss mafioso che gli permise di girare nei locali gay sado-maso controllati da lui). Un altro momento esilarante è la rivelazione che per la scena di “Vivere e morire a Los Angeles” in cui vengono stampate banconote false Friedkin si affidò alla consulenza di veri falsari, rischiando di mettersi nei guai con la polizia. Ma il regista ricorda anche un suo leggendario lavoro da documentarista, l’intervista (probabilmente l’ultima) a Fritz Lang nella quale il grande tedesco racconta di quel giorno in cui Goebbels lo invitò al ministero della propaganda per offrirgli il posto di capo supremo del cinema nazista. Dà i brividi, ancora oggi, sentire Lang che dice: “Feci presente a Goebbels: eccellenza, lei sa che mia madre è stata cresciuta nella religione cattolica, ma i suoi genitori erano ebrei? Goebbels sfoderò il suo sorriso più charmant e mi disse: Herr Lang, qui siamo NOI a decidere chi è ebreo e chi non lo è”.

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“Friedkin Uncut” è una splendida lezione di cinema ma anche una lezione di vita. Il vecchio Bill, di gran lunga l’ottantaduenne più arzillo in circolazione, ci dimostra che porsi sempre nuove sfide ed essere incorreggibilmente curioso è l’unico modo per non invecchiare. Il film uscirà nei cinema il 5, 6 e 7 novembre (distribuiscono Feltrinelli Real Cinema e Wanted Pictures) poi comincerà a passare su Sky Arte. Se lo perdete, poi non prendetevela con noi.

FU_Still_WilliamFriedkin3

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