Cannes 2. Un western contro Bolsonaro

Dopo la deludente apertura con lo zombie-movie di Jim Jarmusch, Cannes 2019 ha subito rialzato la testa. “Bacurau” (Brasile) è un film stranissimo e notevole, e bisogna fare i complimenti al festival per averlo messo in concorso: i due registi, Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles, erano già stati in gara tre anni fa con “Aquarius” (del quale il primo era regista e il secondo scenografo) ma non si può dire siano già nella squadra dei “soliti noti”, dei cineasti che hanno la partecipazione a Cannes incorporata nei contratti. Inoltre “Bacurau” è un’operazione al tempo stesso cinefila e politica, un viaggio stravagante nei generi del cinema popolare che è abbastanza spiazzante in un festival. Ma ben venga!

bac cartello

Come si può intuire da questa foto, Bacurau è un villaggio nelle terre selvagge che circondano Pernambuco. Una piccola comunità che a stento compare sulle carte, e che sta conoscendo un periodo di grande difficoltà perché una diga – per altro minuscola – costruita su un fiume vicino la priva dell’acqua. Si vede subito, accompagnando il viaggio di due personaggi che entrano in paese a bordo di un camion, diretti a un funerale, che la diga è sorvegliata da vigilantes armati. Ma inizialmente lo spettatore quasi si dimentica di quella presenza e viene trascinato nella vita quotidiana del paese, che deve qualcosa alla Macondo di Gabriel Garcia Marquez. Il fantastico latino-americano entra nel film piano piano, grazie anche a una specie di disco volante (scopriremo essere un drone) che sorveglia gli abitanti. E nella seconda parte i due registi citano Glauber Rocha  (“Antonio Das Mortes”) e Sergio Leone a piene mani, perché i vigilantes diventano protagonisti: andando nel loro rifugio, scopriamo che sono americani e che hanno l’incarico (non si saprà mai da chi) di sterminare l’intera popolazione di Bacurau. Ma in paese sono tornati un paio di guerriglieri che intendono vendere cara la pelle. Il finale oscilla fra “Per un pugno di dollari” e “I sette samurai”, con un crescendo di azione e di violenza impaginato con grande efficacia.

bac registi.jpg

Mendonça e Dornelles – li vedete in questa foto – non si sono certo nascosti, in conferenza stampa: il progetto risale a svariati anni fa ma nel corso delle riprese è diventato un film “sul” Brasile di Bolsonaro. Sicari yankee, contadini espropriati della terra, speculazioni su un bene primario come l’acqua, la comunità multietnica di Bacurau che si arma contro i gringos… Una scritta ci informa che la storia si svolge “fra qualche anno”, ma forse si sta già svolgendo oggi. Dopo il notevole “poliziottesco” visto a Berlino, “Marighella”, bio-pic del famoso guerrigliero che negli anni ’70 combatteva la giunta militare, il cinema brasiliano continua a gridare forte e chiaro contro la svolta reazionaria appena avvenuta.

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