Venezia 4. Memorie: “La notte di San Lorenzo”.

Uso questo blog per raccontare anche cose “personali”: non sono uno che si commuove facilmente, anche se con l’età – su queste cose – si peggiora. Piango solitamente sui film di John Ford e sui cartoni animati di Walt Disney, ma ho una serie di film che mi commuovono per motivi, diciamo così, al tempo stesso emotivi, politici e ideali. Qualche esempio: la scena di “La grande illusione” in cui cantano la Marsigliese, la scena della rivoluzione d’Ottobre in “Reds” accompagnata dall’Internazionale, il finale di “Tutti a casa” in cui Sordi spara sui tedeschi… e anche molte scene di “La notte di San Lorenzo”, il film di Paolo e Vittorio Taviani il cui restauro è stato presentato oggi alla Mostra del cinema nella sezione Venezia Classici.

Il film è stato restaurato dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale in collaborazione con Istituto Luce-Cinecittà. Oggi è stato proiettato alla Sala Giardino. Alla fine c’è stata un’ovazione. Nessuno voleva uscire dal cinema. Tutti applaudivano senza sosta, e l’applauso è durato più di dieci minuti (lo so, lo si dice sempre di tutti i film, ma stavolta è vero!). Paolo Taviani, presente in sala assieme alla moglie Lina Nerli Taviani (anche costumista del film) era commosso come un bambino. E molti piangevano con lui: di dolore per il ricordo di Vittorio, di gioia per essere lì con Paolo, di emozione per aver rivisto un film magnifico che parla alle coscienze con voce anche più alta e più forte rispetto al 1982, l’anno in cui è stato realizzato.

Forse, oggi, la natura profonda del film è ancora più chiara di allora. Le ideologie si sono stemperate (qualcuno dice che sono morte) e le immagini del film, la storia che racconta, si possono probabilmente vedere e leggere senza fumi “di parte” davanti agli occhi. “La notte di San Lorenzo” è una fiaba, e questo è sempre stato chiaro: una donna, mentre cadono le stelle del 10 agosto cantate anche da Pascoli, racconta una storia al proprio figliolo appena nato. Il figliolo non può capire, ma le storie si raccontano ugualmente. E’ una storia di quando lei aveva sei anni, nel 1944: l’estate in cui l’Italia centrale (e la Toscana dove Paolo e Vittorio vivevano da ragazzi) fu liberata dal nazifascismo.

“Io e Vittorio avevamo un ricordo preciso della strage di San Miniato, dove decine di persone morirono in una chiesa dove erano stati radunati per ordine dei tedeschi – racconta Paolo -. E questa storia avrebbe dovuto essere il nostro primo film. Ma per vari motivi non riuscimmo a farlo, e abbandonammo il progetto. Non ci sentivamo all’altezza. Come si fa a fare un film sulla Resistenza dopo i grandi capolavori di Rossellini? Poi un giorno, facendo un giro dalle nostre parti, parlammo con alcune persone ciascuna delle quali ci diede un resoconto degli eventi diverso dagli altri. Capimmo che la memoria, sedimentandosi, si era differenziata ed era diventata leggenda, mito. Allora ci buttammo: facciamolo! Non facciamolo secondo lo stile del neorealismo, che pure tanto amiamo, ma trasformando la nostra memoria in un mito collettivo”. Ecco perché nel film si cantano filastrocche infantili, si vede la campagna toscana con gli occhi dell’infanzia e un fascista cattivissimo – interpretato da David Riondino – può morire infilzato dalle lance scagliate dai guerrieri greci dell’Iliade. Ecco perché un personaggio recita, appunto, i versi dell’Iliade in cui Ettore parla del figliolo Astianatte. Tutto si trasfigura, tutto diventa mito. In fondo “La notte di San Lorenzo” è un film fordiano: come si dice in “L’uomo che uccise Liberty Valance”, quando la realtà contraddice la leggenda, stampate la leggenda. Sia chiaro che questo, da parte mia, è il più alto complimento possibile e sapendo quanto Paolo Taviani ama Ford credo che gli faccia piacere.

 

“’La notte di San Lorenzo’ è il nostro film più autobiografico – ha dichiarato Paolo Taviani – quello in cui Vittorio ed io abbiamo messo i nostri ricordi della guerra, che abbiamo vissuto da ragazzi. La bambina protagonista, che da adulta racconta il film al suo figliolo appena nato, siamo noi. Il film rievoca un tragico episodio avvenuto nel nostro paese natale, a San Miniato, nell’estate del 1944. Quando si è diffusa la notizia che il Centro Sperimentale e l’Istituto Luce stavano realizzando questo restauro, molti amici mi hanno chiamato per felicitarsi. Uno mi ha detto: credo che l’immagine più celebre del film, quella del fascista trafitto dalle lance degli antichi greci – un’immagine che è stata il manifesto del film in molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti – dovrebbe essere stampata e affissa in tutta Italia, per ricordare a tutti cosa è stato il fascismo e come va combattuto”.

Notte di San Lorenzo 2

E’ stato un onore e un privilegio rivedere “La notte di San Lorenzo” a fianco di Paolo Taviani, ed è stato commovente vederlo commuoversi. Il restauro, curato da Beppe Lanci (direttore della fotografia dei Taviani da “Good Morning Babilonia” in poi), Federico Savina e Pasquale Cuzzupoli, è bellissimo. Ora bisogna farlo girare. Il CSC-Cineteca Nazionale farà di tutto per farvelo arrivare dentro casa. E’ un film emozionante e necessario.

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